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Gli scritti del Re Goblin
icon13  view post Posted on 11/4/2007, 08:55Quote
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IL RE GOBLIN

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/8/2009, 19:19


Ecco, ci siamo. Incredibile finalmente mi rimetto a scrivere qualcosa!
Comunque, anche se le mie "opere" mi fanno cagare e non sono il massimo dell'originalità, mi sento in dovere di fare un piccolo

DISCLAIMER
SICCOME SONO STANCO DEI N00B CHE PASSANO E MI FREGANO IDEE E RACCONTI SENZA CITARNE LA FONTE, INFORMO CHE QUANTO POSTERO' QUI NON POTRA' ESSERE USATO SENZA IL MIO ESPLICITO CONSENSO (SCRITTO VIA E-MAIL) PER NESSUNO SCOPO. QUESTO SI APPLICA TANTO AGLI SCRITTI IN SE' QUANTO AI CONTENUTI, QUINDI ANCHE SE LO COPIATE E CAMBIATE LE PAROLE NON VE LA CAVATE.


OVVIAMENTE non mi rifersco agli uteni abituali del forum :afro:

Scusate questo piccolo cappello introduttivo ma ho avuto brutte esperienze in passato, i morti di fame ci sono dappertutto purtroppo. :angry:
Non ho avuto il tempo ne di rileggerlo ne di riformattarlo per gli standard del forum quindi se c'è qualche errore segnalatelo per favore, grazie :D



ENCOUNTER



Per Gus era la prima missione da quando era arrivato ad Arcadia. E sapeva benissimo che prima o poi avrebbe dovuto combattere contro quei maledetti “cosi”, come li chiamava lui. A dire il vero non vedeva l'ora.
Un Opilione si era avvicinato alla zona di confine presso le rovine della città, probabilmente in avanscoperta. Un'azione clandestina ha successo se intorno vi è caos, così, anche se quella macchina non minacciava direttamente le basi di Arcadia , una squadra era stata inviata per distruggerla. Forse incontrando resistenza quei “cosi” avrebbero pensato che nelle vicinanze si nascondeva una base, e avrebbero perso tempo a cercarla. Un buon diversivo, pensò Gus, anche se avrebbe preferito che fosse stato mandato qualcun altro oltre alla sua squadra. Per giunta non avrebbero ricevuto nemmeno il supporto corazzato. Dovevano soltanto contare sulle trappole e sul proprio equipaggiamento.
“Questo è il punto” disse il comandante, fermandosi ad una diramazione della buia rete fognaria nella quale stavano camminando da mezz'ora.
“Ricordate il piano” proseguì, sussurrando: “La squadra Ade procede verso la piazza e arma gli esplosivi, le squadre Bia e Cerbero attirano l'Opilione a partire dal ponte verso la piazza. Quando gli esplosivi saltano voglio fuoco concentrato alla capsula, se riescono ad uscirne fate solo fuoco di soppressione, i cecchini della squadra Dedalo finiranno il lavoro. Tutto chiaro?”
Annuirono tutti.
“Bene. A partire da adesso silenzio radio. Un mezzo da trasporto Gorgone ci aspetta all'uscita B15. E' segnata sulla mappa. Se qualcosa va storto il rendez-vous è a quella posizione. Buona fortuna signori.”
Le squadre imboccarono i rispettivi tunnel velocemente ed in silenzio. Gus era assegnato alla squadra Bia, dal nome della dea greca della forza e della violenza. E d'altronde l'equipaggiamento che avevano in dotazione faceva fede alla dea mitologica: ognuno era infatti armato di un lungo fucile anticarro, pesantissimo, scomodo e a colpo singolo, ma in grado di sparare colpi esplosivi a velocità impressionanti. I proiettili erano di tali dimensioni da essere alloggiati in una tasca cosciale e nello zaino ma non in un caricatore. Ciò permetteva di liberare quel ferro da una buona dose di peso, ma d'altra parte lo svantaggio era notevole: bisognava ricaricare ad ogni colpo.
Marciarono con la melma fino alle ginocchia per circa un quarto d'ora, poi Goblin ( questo era il soprannome del caposquadra ) si fermò vicino ad una scaletta metallica. Cerbero invece proseguì per raggiungere la propria posizione.
“Gus, ispezione”
Senza dire una parola Gus salì lentamente la scaletta, ruotò una valvola e spinse verso l'alto il portello arrugginito, che si aprì cigolando rumorosamente. Sbirciò la città in rovina, immersa in un alone giallastro dalla polvere e dalla pallida luce del sole ormai verso il tramonto, ma non vide nulla di strano. Fece un gesto di assenso verso il comandante e aprì del tutto il boccaporto. Uscì completamente, ritrovandosi in mezzo ad un vicolo piuttosto largo, e respirò a pieni polmoni. L'odore di cenere che permeava la vecchia Tokyo era pur sempre meglio del tanfo marcio delle fogne.
Quando furono usciti tutti, Goblin si avviò senza dire una parola verso la fine del vicolo, dove passava la strada che si collegava al ponte.
Qui si inginocchiò e chiamò a se tutti gli altri. “Gus, Sarge e Romanov, voi rimarrete da questa parte della strada. Io, Claw e Knife dall'altra. La piazza dista circa mezzo chilometro verso ovest. Quando Cerbero smette di far fuoco cominciamo noi. Loro passeranno attraverso le fogne in una posizione più arretrata rispetto alla nostra. Quando ricominciano a sparare noi facciamo lo stesso finche non si arriva alla piazza. Poi vi posizionate nei punti stabiliti dal Briefing e seguite il piano.”
Goblin si sentiva sempre in dovere di ripetere all'infinito i briefing. Era un maniaco della precisione e adorava i piani ben riusciti.
“Noi facciamo solo da esca, niente azioni suicide”.
“Questa frase è un controsenso, Goblin” Disse Romanov, sorridendo. Goblin ricambiò con una sghignazzata.
Tutti presero posizione. Passarono cinque minuti. Niente. Dieci. Niente. Quindici. Il terreno prese a sobbalzare impercettibilmente. Si udirono dei tonfi soffocati in lontananza. Ogni minuto il suono aumentava, e con esso anche il tremore inquieto del suolo. Ad un certo punto questo si fece così forte che i ciottoli cominciarono ad andare a spasso da soli per il vicolo. Gus sporse la testa dall'angolo, guardando verso il ponte, e lo vide. Un Opilione, un macchinario alieno chiamato così per la sua somiglianza con quei ragni dalle zampe lunghissime e sottili, scavalcava palazzi e macerie dirigendosi verso di loro. Quella cosa gigantesca, alta più di quaranta metri, era indubbiamente un qualcosa di artificiale, ma si muoveva come se il metallo stesso fosse vivo ed elastico. Le otto zampe erano unite alla sommità da una capsula oblunga, una sfera schiacciata e lucente dalla quale non spuntavano protuberanze che potessero assomigliare ad armi. Gus ritirò lentamente la testa nel vicolo. Tremava, più scosso da quella visione che dal sussulto della terra. Era terribilmente nervoso. “Paura?” Chiese Romanov, ancora con quel sorriso sulla faccia.
“Al diavolo” Fece Gus. Poi un colpo partì, con un fragore seguito dall' urlo lacerante del proiettile che fendeva l'aria. Cerbero aveva aperto le danze.
Romanov smise di sorridere e tolse la sicura. Ora sembrava un'altra persona. Il fragore dei fucili alleati fu presto coperto dalla risposta aliena. Gus si sporse nuovamente. Ora l'Opilione era ritto e se possibile ancora più alto, e dalla capsula si propagavano lunghe fiammate azzurre accompagnate da suoni orribili. Di tanto in tanto attorno al macchinario delle palazzine crollavano, sventrate da una forza invisibile, e fiumi di fuoco si riversavano nelle strade. Ad un certo punto vi fu silenzio.
“E' il momento, via via via!” Sarge scattò verso l'angolo opposto della palazzina e fece fuoco, seguito a ruota da Romanov. Gus mantenne la posizione e puntò “il maledetto coso”, premendo il grilletto. Vi fu un rinculo violento ed una nube di polvere si sollevò intorno a lui. Certo quelle armi erano potenti, ma per abbattere un Opilione ci sarebbe voluto ben altro. Rientrò nel vicolo e ricaricando poté sentire i colpi di Goblin e degli altri. Colpo in canna pronto, punta, spara. Non ebbe tempo di eseguire l'ultima azione. Ora la macchina era molto più vicina, nel letto asciutto del fiume accanto al ponte. Vide sulla capsula come il riflesso di un occhio dipinto che lo fissava. Questi si illuminò di una fiamma azzurra ed improvvisamente la strada fu squarciata in una linea verso di lui. L'asfalto si sollevò e Gus ebbe a malapena il tempo di buttarsi al riparo. L'angolo dietro il quale era nascosto poco prima andò in mille pezzi.
Caronte ricominciò a sparare, ma la macchina sembrava ormai intestardita a finire la preda che aveva mancato per un soffio. Con un rapido movimento abbattè il palazzo che crollò sul fianco con uno schianto. Attraverso una fessura tra le macerie che gli erano piombate addosso Gus riuscì a vedere Romanov e Sarge che si infilavano fulminei nelle fogne attraverso il boccaporto. Strisciando provò a raggiungerlo mentre l'Opilione sopra di lui, avendolo perso di vista, tornò a concentrarsi su Cerbero. Gus si sentì in trappola: le zampe della macchina calpestavano e si abbattevano ovunque ed ebbe come l'impressione che da un momento all'altro sarebbe morto, schiacciato dalle macerie e dalla macchina aliena. Tuttavia, miracolosamente illeso e madido di sudore, riuscì a raggiungere l'imboccatura delle fogne e a buttarvisi dentro richiudendo il portello sopra di sé.
Sarge e Romanov dovevano già essere alla piazza, pensò, così si mise a correre tra la melma. Ma ad un tratto mise un piede in fallo sul fondo scivoloso e cadde nel disgustoso liquido. Lo zaino, rimasto strappato dopo tutto quello strisciare, riversò il suo contenuto -proiettili compresi- nel liquame. Ma Gus non se ne accorse, doveva raggiungere la sua posizione. Corse a perdifiato fino al portello della piazza, aprendolo. E nello stradino nel quale sbucò ritrovò i suoi compagni i quali, vedendolo così trafelato e coperto di merda dalla testa ai piedi, non riuscirono a trattenere un ghigno.
Ora la macchina era all'imboccatura della piazza. La trappola era scattata.
Le cariche da demolizione saltarono in rapida successione e ci fu un ruggito tremendo, seguito da un turbinio di polvere e macerie.
“E' fatta! E' fatta!” esultarono, vedendo i resti di una zampa metallica sparsi per la piazza. Poi vi fu un rumore orribile, l'asfalto si sollevò in direzione dell'edificio dove la squadra Dedalo era uscita per esultare. Pochi istanti dopo l'edificio stesso fu sventrato e due corpi vennero scagliati come da una mano invisibile verso l'alto. Dalla nuvola di polvere apparì la sagoma della macchina, gravemente danneggiata e priva di tre zampe ma ancora operante, volta verso Gus e gli altri.
“CORRI!”
Ancora quel suono, quella fiammata, ancora il rumore di asfalto rotto verso il cielo. Proprio all'ultimo momento Gus riuscì a rifugiarsi dietro la palazzina. Per ben due volte era sfuggito allo stesso modo ad un Opilione, ma fu come se un treno gli fosse passato a bruciapelo. Lo spostamento d'aria gli fece perdere l'equilibrio. Cadendo si girò e vide la sagoma di Sarge, rimasto dietro di lui, in balia di quest'arma invisibile, scagliata contro un muro, gli arti rotti in una posizione innaturale. La macchina si voltò nuovamente verso la piazza dove le altre squadre provavano a dare un diversivo. Gus, accecato dalla rabbia e quasi paralizzato dallo shock, reso incosciente da quella terribile scena tornò nel vicolo, puntando il fucile e facendo fuoco. Cercò un colpo per ricaricare, non sapendo che li aveva persi tutti poco prima. Sulla capsula un occhio si voltò verso di lui. Quasi senza pensare si lanciò verso il corpo di Sarge, aprendogli lo zaino e prendendo l'unico proiettile rimasto. Ricaricò alla velocità del fulmine. L'occhio si aprì, vedendo Gus che prendeva la mira. Entrambi fecero fuoco all'unisono. La fiammata azzzurra che stava per partire dall'occhio metallico, colpito nel mezzo, invertì improvvisamente direzione e la capsula della macchina aliena esplose proiettandone il corpo metallico all' indietro. Rimase così per qualche istante, barcollando al centro della piazza, poi vi cadde, ridotta ormai a poco più che un ammasso di metallo incandescente.
Gus era rimasto fermo, immobile davanti a quel magnifico spettacolo, sentendo solo il battito del proprio cuore in gola. A poco a poco tutti uscirono allo scoperto, avvicinandosi al relitto dal quale ora si levavano colonne di fumo azzurro e denso. Romanov si avvicinò, mettendo una mano sulla spalla a Gus, ma non disse nulla.
Tutti contemplarono per qualche istante la carcassa, poi qualcuno lanciò un grido di vittoria. Fu come se la gioia, repressa da una stanchezza sovrumana, fosse esplosa all'improvviso. Tutti si misero ad esultare, gridando e sparando in aria, abbracciando Gus.
Ad un tratto la carcassa si mosse di un movimento non proprio, cominciò a levitare verso l'alto, dirigendosi rapidamente verso l'esterno dell'atmosfera e scomparendo alla vista tra le grida di gioia dei soldati. Era questo che li rendeva invincibili. Non gli scudi, non le macchine, ma il fatto che qualsiasi mezzo distrutto venisse risucchiato all'interno della nave madre, riparato e rimesso in condizione di combattere in brevissimo tempo.
Tuttavia c'era qualcosa che non poteva essere rimpiazzato, e cioè gli alieni veri e propri, certamente morti all'interno della capsula, distrutti dalla loro stessa arma.
“Urrà per Gus il distruttore!”
“Urrà!”
Gus il distruttore... quel soprannome gli piacque indubbiamente molto.
“Torniamo ad Arcadia, distruttore!” gli disse Romanov, ironicamente.
“Si” sorrise: “Torniamo a casa.”


La teoria è quando si sa tutto ma non funziona niente. La pratica è quando funziona tutto ma non si sa il perchè. In ogni caso si finisce sempre a coniugare la teoria con la pratica: non funziona niente e non si sa il perchè.
{ ALBERT EINSTEIN }

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Trevor "pirla da competizione" e zig e zig e zig

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 17/11/2009, 22:51


Commento in una sola parola: TOGHISSIMO!!!!!!

Ho sempre detestato questi cosi, ma uno strambo me lo son voluto fare


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IL RE GOBLIN

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/8/2009, 19:19


Lol grazie, allora continuo a scriverne e a postare :P

Idee, migliorie, appunti sullo stile? C'è sempre spazio per migliorie ^^


La teoria è quando si sa tutto ma non funziona niente. La pratica è quando funziona tutto ma non si sa il perchè. In ogni caso si finisce sempre a coniugare la teoria con la pratica: non funziona niente e non si sa il perchè.
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view post Posted on 12/4/2007, 15:24Quote
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Trevor "pirla da competizione" e zig e zig e zig

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 17/11/2009, 22:51


Beh, idee se permetti no, dato che scrivo anche io :D :D :D :D , per il resto credo che lo stile sia "togo" perchè è conciso ma rende molto e subito.

il suggerimento è quello di continuare a postare!!!! :D :D :D :D

Ho sempre detestato questi cosi, ma uno strambo me lo son voluto fare


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IL RE GOBLIN

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/8/2009, 19:19


CITAZIONE (Trevor @ 12/4/2007, 16:24)
...credo che lo stile sia "togo" perchè è conciso ma rende molto e subito.

il suggerimento è quello di continuare a postare!!!! :D :D :D :D


Allora mi sono liberato dalla maledizione! SEEEEEEEEEE!

Avevo il vizio di dilungarmi tantissimo, così ho provato a scrivere di getto e a quanto pare funziona :wow:

Credo anch'io che continuerò a postare... :afro:


La teoria è quando si sa tutto ma non funziona niente. La pratica è quando funziona tutto ma non si sa il perchè. In ogni caso si finisce sempre a coniugare la teoria con la pratica: non funziona niente e non si sa il perchè.
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IL RE GOBLIN

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 24/8/2009, 19:19


L'ho ripudiato: alla fine mi sapeva troppo di BORO.

Questo invece è uno nuovo fatto sia per ARTS che per La pergamena del Bardo. E' a puntate quindi aspettatevene altri ^^

Non l'ho revisionato e alcune parti non mi soddisfano appieno, sento che devo migliorare ancora molto.

Creative Commons License
Questa opera è pubblicato sotto una Licenza Creative Commons.



A TERRA

Màru si risvegliò lentamente da uno strano torpore, dove un' inconsistente nebbia bianca ed un fischio nelle orecchie riempivano ogni cosa. A poco a poco la nebbia si diradò e il fischio andò diminuendo, lasciando il posto ad un mondo reale. La sua piccola stanza privata dalle azzurre pareti sembrava restringersi ed allargarsi attorno a lui, come pulsando. Sforzandosi potè distinguere, ai piedi della branda nella quale era sdraiato, la sagoma di un essere umanoide, bianco, il muso allungato come quello di un rettile e profondi occhi gialli. Un Hekar.
Con un gemito Màru provò a mettersi seduto, ma non vi riuscì. La testa gli girava terribilmente. La figura nella stanza parlò:
“Ben alzato, pigrone”
Màru si sforzò di parlare in un tono normale, ma dalla sua bocca uscì solo un roco filo di voce.
“Sei tu, Roku. Parla piano per favore, mi duole il capo e la stanza mi sembra sottosopra”
Roku disse, sorridendo: “Non sei tu. E' proprio la stanza ad essere così”
“Cosa?” disse, più intontito che incredulo.
Màru si guardò attorno. La branda su cui era sdraiato in effetti era appoggiata a quella che per un orientamento normale avrebbe dovuto essere la parete. Era come se la stanza si fosse inclinata in verticale. Poi il suo sguardo cadde sulla sua gamba sinistra. Piccoli cilindretti metallici facevano capolino da una pelle artificiale, ed un impercettibile ticchettio si ripeteva ad intervalli regolari nel ginocchio.
“Che diavolo è successo? E perchè ho una gamba artificiale, Roku?”
“Beh... a quanto pare qualcosa non ha funzionato al nostro ingresso nell'atmosfera. Un problema ai razzi di compensazione, così ho sentito da un tizio della divisione ingegneristica. Siamo caduti un po' fuori rotta. Qualcosa come cinquemila lance.”
“Diavolo.”
“Già” Riprese Roku: “Siamo finiti all'estremità meridionale del polo nord del pianeta. Nell'impatto la nave ha sfondato la crosta di ghiaccio, inabissandosi. Poi le pareti del ghiacciaio sono collassate su se stesse. Solo la sezione di coda è rimasta all'asciutto. La nave si è fratturata in cinque parti, ma nel complesso la struttura ha tenuto. A parte il pezzo che ti è caduto addosso, naturalmente. Sei stato fortunato a cavartela solo con una gamba.”
Màru cominciò a ricordare. Si... era andato a prendere posto nella sala di atterraggio della sezione di coda, poi era suonato l'allarme, le luci della nave avevano assunto di colpo una tonalità rossastra ed un'allarme aveva cominciato a suonare... poi un gran botto e uno stridio di lamiere. E il buio.
“Che gran casino.” fu tutto quello che riuscì a dire.
“In effetti è un bel problema. Inoltre quasi la metà del raccolto nel biocilindro è andata perduta. Qui siamo tutti in subbuglio, stiamo facendo il possibile per rendere la nave almeno in grado di navigare. Appena sarà passato l'effetto dell'anestesia ti porterò a fare un giretto in superficie, così avrai un quadro completo della situazione. E ti farò vedere una cosa da mozzare il fiato.”
Màru annuì stancamente e sprofondò in un batter d'occhio in un sonno profondo.

Il giorno dopo Màru fu in grado di camminare. L'effetto della potente anestesia era passato, ma la diversa sensibilità data dalla gamba artificiale lo scombussolava un poco. Dovette fare un buon numero di tentativi prima di alzarsi, spesso appoggiandosi alla branda. Alla fine si abituò a quella strana condizione e riuscì a restare in piedi. Si osservò intorno. Il suo alloggio era vuoto, fatta eccezione per la branda, un baule ed una tuta appoggiata allo schienale. A quanto pare Roku si era preso la briga di riordinare tutti i suoi effetti personali nel baule. Màru sorrise pensando alla generosità dell'amico, e si infilò la tuta.
“Oh, vedo che sei pronto, ti aspetto nell'hangar principale.” La voce familiare di Roku proveniva da un piccolo altoparlante integrato sul palmo del guanto. Màru si portò la mano sinistra all'orecchio. “Mi hai detto che dovevi mostrarmi una cosa, di che si tratta?”
“Lo vedrai.”disse Roku: “Raggiungimi subito e stai attento alle scalette.”
“Scalette?” pensò Màru. Premette un pulsante e la porta scivolò lateralmente con uno scatto silenzioso, rivelando il corridoio. Màru mise la testa fuori e guardò in basso... il corridoio era a strapiombo per una buona ottantina di metri e una fila di tre scalette a pioli lo percorrevano in tutta la sua lunghezza. Con la nave ribaltata a quel modo d'altronde era l'unico modo per spostarsi.
“Ma tu guarda che razza di sistemi” pensò, mentre scendeva cautamente lungo il corridoio fiocamente illuminato. Tutta la struttura doveva essere in risparmio energetico poichè solo l'illuminazione di emergenza sulla pavimentazione era attiva. Dopo un buon numero di corridoi e di scale Màru riuscì a raggiungere l'Hangar, senza mai incontrare nessuno. Un percorso che era solito fare in cinque minuti gliene aveva presi venti. Aprì la porta di servizio dello stanzone ed entrò. Ma stavolta non vi erano scale: per coprire la distanza da una parte all'altra dell'Hangar, piuttosto considerevole, erano state utilizzate delle piattaforme metalliche provviste di piccoli ascensori per due persone. Mentre scendeva verso il fondo, dove Roku lo stava aspettando, Màru notò che l'Hangar era vuoto. Solitamente fungeva da deposito per veicoli di servizio e da costruzione, scorte d'emergenza, casse, accumulatori e così tanto altro materiale da non poterci quasi camminare liberamente. Ora, a parte qualche attrezzo sparso quà e là, era completamente sgombro.
I due amici si scambiarono i saluti e i soliti convenevoli. Roku indossava una spessa tuta bianca sigillata, dalla quale spuntavano numerose prese e bocchettoni di vario genere. Dalle due bombole sulla schiena grossi tubi neri si collegavano ad un respiratore. Il volto di Roku era celato in una calotta semitrasparente.
“Queste non le usiamo a fare manutenzione nello spazio esterno?” chiese con fare incuriosito Màru.
“Si, in effetti si. Tieni, ce n'è una anche per te.” Disse Roku, porgendogliela.
Màru si vestì dell'ingombrante abito ed entrambi si portarono ad un piccolo portello, che Roku aprì dopo aver disattivato una serie di sicure idrauliche. Come si aprì, una folata di bianco vento gelido entrò nell'Hangar ghiacciando il pavimento, ed essi uscirono. Una piccola e traballante passerella collegava il portello con la parete del ghiacciao qualche metro più avanti: sotto di essa, il vuoto per ceninaia di metri. Tutto questo spostarsi sui baratri cominciava a dare sui nervi a Màru. Camminarono per un po' in un uno stretto canale dalle alte pareti seguendo un piccolo sentiero in salita, finchè giunsero ad una sorta di altipiano, da cui si godeva di una vista magnifica. La coda della nave ritta in mezzo al ghiaccio sembrava una torre, e davanti ad essa si stendeva un lunghissimo lago coperto da lastroni e frammenti di iceberg. Sui pochi spazi liberi ed in piano della superficie artica enormi macchinari con braccia meccaniche lavoravano per tenere fermo il colosso artificiale. La landa bianca si stendeva a perdita d'occhio, confondendosi nella foschia dell'orizzonte con un cielo terso. Sul dorso della nave un sistema di piattaforme ed ascensori simile a quello nell'hangar consentiva ad un brulicare di persone di lavorare alle riparazioni.
“Era questo che volevi farmi vedere?”
Roku annuì: “Ne valeva certo la pena. Ah, ho anche trovato qualcos'altro, guarda che roba.”
Ed estrasse da una tasca un piccolo oggetto sferico, totalmente bianco, con una punta che sembrava un corno.
“Cos'è?” chiese Màru.
“Non lo so, l'ho trovato in un'intercapedine esterna mentre lavoravo. Probabilmente è una specie di animale locale, perchè mi sembra vivo.”
In effetti anche Màru ebbe questa sensazione, sebbene non avesse nessun elemento per poterlo dire con certezza. L'oggetto infatti era totalmente immobile.
“Penso che lo terrò. Mi ispira simpatia.”
“Sarà...” nel pronunciare questa frase Màru guardò di sfuggita il piccolo schermo sull'avambraccio, poi lo guardò nuovamente, incredulo:
“Fa davvero COSI' freddo, qui?”
“Oh, si” Disse Roku, sorridendo: “E aspetta che arrivi la notte artica, lì si che ci sarà da divertirsi. Secondo i programmi dovremmo finire i lavori prima che arrivi. A proposito, devono ancora assegnarti. Se sarai fortunato lavorerai qui con me, in superficie, altrimenti ti toccheranno i livelli inferiori. Laggiù si lavora sott'acqua, ma il livello peggiore secondo me è il terzo. Lì la frattura è la più estesa. Intanto, che te ne pare dello spettacolo?”
Màru ci pensò un poco, poi rispose: “Da brivido.”
“Già” annuì Roku: “In effetti non avrei potuto trovare parole migliori.”


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Trevor "pirla da competizione" e zig e zig e zig

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Togo, perchè ripudiato? trovo sia interessante

Ho sempre detestato questi cosi, ma uno strambo me lo son voluto fare


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IL RE GOBLIN

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No, non questo, questo me lo tengo stretto :P

E' l'altro che ho ripudiato, il primo che ho scritto. Più che altro ho usato un linguaggio troppo sborone.


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Trevor "pirla da competizione" e zig e zig e zig

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ahhhhhhhhhhhhh, ecco, mi sembrava strano. BORO?

Ho sempre detestato questi cosi, ma uno strambo me lo son voluto fare


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8 replies since 11/4/2007, 08:55
 

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